#ioscelgome

L’arte di saper lasciare andare

Condividi:

Questa è la testimonianza di Elisa.

Provo a scrivere ciò che sento davvero, provo a scrivere ciò che ricordo, ciò che ho taciuto e poi nascosto.

Ricordo quando ho visto la prima volta il tuo sorriso, ricordo che in quel momento tutti i pianeti si sono magicamente allineati. Il tuo sorriso era sincero, non nascondeva nessun ghigno, nessuna ferita, nessuna bugia: dietro al tuo sorriso io non riuscivo a trovare il benché minimo dolore.

Era come se tu fossi stato messo lì, in quel momento, per riordinare tutti gli eventi confusionari della mia vita.

La cosa più triste è che ogni volta che provo a scriverti ti ho davanti, ho davanti il tuo sorriso e la tua speranza nitida, vera, quasi tangibile, non eterea. La speranza di quella situazione così insensata è ancora dentro me, sembra quasi mi abbia trafitto e che io l’abbia poi, di conseguenza,interiorizzata così intensamente da poterla portare sempre con me, quasi come fosse un fardello da non poter lasciar andare via mai completamente.

Crederti è stato facilissimo, perché dietro al tuo eterno non-senso c’era una maniacale volontà di dover dare un senso a tutto ciò che ti circondava.

Ricordo il tuo voler tenere tutto sotto controllo: il tuo corpo, le tue fobie assurde, i sintomi di una malattia che però non avevi, ma che tu comunque sentivi, i tuoi pasti, i tuoi amici, i tuoi nemici… ma soprattutto me.  La tua voglia di avermi, possedermi, vedermi, sentirmi e parlarmi è ancor oggi viva in me.

Ancora non sapevo che quello era il massimo che tu potessi darmi, che tu non saresti mai potuto andareoltre quell’infatuazione. Il sipario era aperto e la recita iniziata: ecco tutti i nostri indimenticabili momenti.

È altamente patetico che non riesca a trovare le parole giuste per descrivere quello che doveva essere il nostro amore, un qualsiasi modo per potermi di nuovo innamorare di te.

Ricordo le nostre lettere, quelle che ti ho scritto in lacrime, commossa e provata da tante emozioni.

Ricordo la mia calligrafia tremante, logorroica, delirante ed insensata. Questa no, questa è chiara e limpida, questa lettera va alla me che ho visto attraverso te.

Vorrei poter raccontare di noi al mondo, magari anche a chi sta leggendo queste stupide parole.

Vorrei poter raccontare, che, in fondo, qualcosa di bello mi hai lasciato. Ma purtroppo non posso.

Tento di ricordare ancora una volta, tento di trovare qualcosa di positivo, un segno, una canzone, un luogo, un evento, ma più cerco, più non lo trovo. La magia che ho sentito vivendoti era una nube nera dietro ai tuoi occhi, una nube che mi aspettava al varco, oltrepassato quest’ultimo potevifinalmente iniziare il mio calvario.

Tutte le cose a cui accennavo prima, tutte le nostreemozioni silenziate e taciute, sono state la nostra autodistruzione.

Tu che non sapevi andare oltre te stesso, io che non riuscivo ancora a vedermi.

Mi dispiace averti idealizzato, mi dispiace aver visto in te qualcosa, che, in fondo, non è mai realmente esistito.

Mi dispiace averti donato i miei nobili valori, le mie genuine attenzioni, le mie pure e vere emozioni.

Mi dispiace, perché adesso so che tutte le cose belle che la vita ti dona devi necessariamente distruggerle ed eliminarle, così da poter colmare quell’ enorme vuoto che neanche tu sai di avere.

Ricordo ancora quella chiamata dopo il lavoro, quando, per l’ennesima volta tentavo di spiegarti la mia visione di relazione: “ tutti possiamo avere dei difetti ma l’importante è venirsi incontro”, ti dicevo. Il tuo silenzio mi ha fatto tanta tenerezza perché per la primissima volta ti ho sentito vero, spaesato, quasi insofferente, come se stessi parlando russo ad un cinese.

Ricordo ancora che non sapevi cosa dirmi, eri concentrato nell’intento di darmi una risposta cheio potessi facilmente digerire, solo perché, purtroppo, non riuscivi ad andare oltre la superficialità delle cose.

Dietro alle tue nobili promesse c’era un’emotività fantasma che desideravi ardentemente, ma che, per una cosa o per un’altra, mai riuscivi ad ottenere.

Il tuo ripetere lo stesso copione è una condanna a morte vissuta in questa vita terrena, è una cosa talmente patetica e triste a tal punto che non so il motivo per cui Dio ti abbia dato quest’orribile pena!

Spero che un giorno riescano a toglierti da questa prigione d’oro, una dolce condanna che ti permette di vivere a mille con persone sempre belle, divertenti e totalmente diverse tra loro ma che non ti dà, però, niente che sia davvero reale.

Mi dispiace per la verità che non avrai mai, per la misera vita che ti porterai sino al giorno in cui tutti quanti saremo giudicati, insieme ed appassionatamente.

Mi dispiace per le anime che dannerai.

Mi dispiace che non riuscirai mai a provare sentimenti, ma solo flebili emozioni passeggere.

Non sentirai mai la gioia di poter tenere in braccio un bambino appena nato, la commozione di poter tenere stretta una mano un giorno che ne avraitanto bisogno, il tumulto di uno sguardo, il fremito di un bacio dalla persona che ami davvero. Mi dispiace che non puoi sentire quello che noi “poveri, docili e vinti” esseri umani sentiamo in continuazione: la vita che scorre in vena.

Adesso, però, basta ricordi, io ti voglio ringraziaredavvero.

So che sei venuto nella mia vita per sconvolgerla, per farmi capire qualcosa di me di cui ancora non ne ero a conoscenza.

Il nostro incontro non è stato casuale, non è stata una sfortuna, ma neanche una fortuna.

Il mio incontro è stato necessario alla me di adesso, alla me che in questo momento sta scrivendo una lettera ad un perfetto sconosciuto.

Grazie, perché se non fosse stato per te io non sarei qui, ora, a rendermi conto che ancora riesco ad emozionarmi per qualcosa.

Te mi hai insegnato l’arte di lasciar andare, l’arte di raccogliere insieme i cocci e provare a rimetterli insieme, te mi hai insegnato che è meglio vivere una vita in solitudine piuttosto che una falsa vita.

E credimi, non so come ringraziarti per il bellissimo dono che mi hai offerto, ed io l’ho accolto, seppur all’inizio tanto dolorosamente. Tu sapevi, visto che te l’avevo confessato apertamente, che la mia paura più grande era quella di essere abbandonata, ma tu non hai esitato a farlo, ed anzi, lo hai fatto nel peggiore dei modi: non dandomi spiegazioni.

Dopo che te ne sei andato ho visto una me distrutta, una me che ho dovuto necessariamente accogliere e curare. Rimetterla insieme è stato un compito arduo, ma io ho provato a rivoluzionarla.

La tua freddezza ed insensibilità mi ha salvato da un fato che non era mio, che non mi apparteneva, che non sarebbe mai potuto entrare a far parte della vera me più profonda.

L’amore che ti ho dato precedentemente sta tornando attraverso nuove forme e colori.

L’amore che ho dato in passato è qua, oggi, assieme a me, assieme a tutte le persone che sanno apprezzarmi in modo autentico.

Anche io ho sbagliato mira, ho errato tante volte i miei calcoli ed ho ferito persone che non se lo meritavano affatto. L’ho fatto con la consapevolezza che la mia paura di ferire qualcuno è sempre stata più grande di quella per cui un giorno potessi essere io quella ferita.

Ho lottato per noi, un qualcosa che, in fondo, non è mai esistito. È stato come quando giochi ai video games: sali di livello ed il gioco si fa sempre più duro finché non arrivi alla stanza finale con il mostro più grottesco che potessi immaginare. Quel mostro, per me, erano i miei demoni interiori: ifantasmi del mio passato che si erano fatti di nuovo vivi. Non nego che, all’ultimo livello del mio tetrovideo games, io non ti abbia cercato. Mi sono ritrovata faccia a faccia con quei terribili mostri, così, ho avuto come l’istinto di voltarmi verso te con la speranza di ritrovare ancora una volta quel sorriso, ma la speranza se ne era andata, il tuo sorriso se ne era andato… e così anche tu.

La lotta è stata tutt’altro che semplice, la lotta è stata dura, fredda e triste, finché non c’è stato unsingolo e fulminante momento di lucidità in cui non mi sono più cercata attraverso i tuoi occhi, ma attraverso i miei.

È stato in quel preciso momento che ho visto la speranza che cercavo, il mio “io” più autentico, vero e reale.

Lì ho capito che te ne sei andato veramente, forse non sei neanche mai rimasto, e con te se ne sono andati via anche i nostri falsi sogni e progetti creati dentro un castello di sabbia.

Il castello di sabbia è inevitabilmente crollato, le falsità sono state cancellate ed io mi sono finalmente ritrovata, ma in modo più autentico. Ero distrutta, gemente, ferita, ma allo stesso momento anche guerriera, forte, ambiziosa, dolce, amorevole e meritevole.

Te mi hai in qualche modo creata, completamente distrutta e poi rinnovata.

Te mi hai abbandonata, di sicuro sostituita ed in un certo senso anche schifata.

È assurdo pensare che è stato proprio in questopreciso momento che io ho iniziato veramente ad amarmi.

L’amore che mi sono data l’ho toccato attraversando me stessa, affrontando le mie ferite più profonde.

L’amore che oggi provo per me stessa l’ho ottenuto attraverso la lotta con i mostri che tu hai voluto risvegliare in me.

Queste ferite ancora bruciano, a volte urlano, ma tu non saresti stato mai e poi mai in grado di curarle: a quelle ferite ci dovevo pensare solo ed esclusivamente io.

Grazie, quindi, per avermi fatto diventare la persona meravigliosa che sono oggi, permettendomi di riemergere dalle mie stesse ceneri.

L’amore che ho provato, anche se per poco, lo custodisco gelosamente dentro me: ho imparato a proiettarlo verso questa nuova persona che sono e che ho imparato a conoscere dopo ben 25 anni, questa persona che merita di essere amata ed apprezzata solo ed esclusivamente per quella che è.

Ed ecco giunti alla conclusione, ora ricongiungo tutti i fili del mio discorso, ora ti lascio veramente andare.

La tua strada è inevitabilmente dritta e sterrata, la mia è un bivio: questa strada, io, posso sceglierla consapevolmente.

Mentre cammino non posso far altro che girarmi e guardarti percorrere quella strada gelida e senza curve: ti saluto, ma questa volta per sempre.

Grazie a te e al mio dolore per avermi ridata al mondo.

Addio


Condividi: